Vediamo sempre più spesso immigrati che si aggirano non solo nelle nostre campagne, ma anche nel centro cittadino.Con alcuni abbiamo familiarizzato, con altri meno, altri ancora facciamo finta non esistono proprio.
Leggiamo ultimamente anche dell’intensificarsi del controllo sui documenti dei “migranti” e la relativa espulsione dal “nostro” (di chi veramente?) territorio.
Poiché Vitulazio, checché se ne dica, vive ancora di molta agricoltura, è necessario che qualcuno spieghi che coloro i quali lavorano “la terra” (il 99% immigrati clandestini) sono essenziali e che la loro assenza costituirebbe un danno economico non indifferente. Chi li sostituirebbe?
Se a ciò aggiungiamo un altro ambito di lavoro pressoché “egemonizzato” da immigrati, anzi immigrate, la badante, dobbiamo fare un grosso sforzo per riuscire a capire perché queste persone dovrebbero essere dannose per il nostro tessuto sociale e imprenditoriale.
Questi “pericolosi” lavoratori, non ci sembrano poi così tanto dannosi.
Va fatta poi una ulteriore considerazione. Se queste persone lavorano, significa che qualcuno dà loro lavoro. E allora chi veramente dev’essere espulso? Colui che lavora o colui che ne sfrutta il lavoro?
Insomma ci sembra che dietro il problema dell’immigrazione, che indubbiamente c’è, si nascondano molte preconcetti idealistici che si vogliono identificare con questo o con quel partito politico, senza andare ad approfondire concretamente ciò di cui si sta parlando.
La cosa bella è che in Italia, nell’ultimo anno in cui si sono accettate le richieste di stranieri che volevano essere regolarizzati, si è verificato che i richiedenti asilo sono in numero enormemente maggiore rispetto alla quota stabilita. Ciò ha un duplice significato. Da un lato significa che le questure sanno già quanti immigrati clandestini ci sono in Italia e dove lavorano (almeno quelli che hanno fatto domanda), quindi se volessero espellerli le forze dell’ordine non avrebbero alcuna difficoltà.
Dall’altro lato però è evidente che tale gestione dell’immigrazione è quantomeno ingannevole. Se il numero di immigrati che può entrare in Italia viene stabilito in base alla quantità di lavoro disponibile in Italia, è evidente, forse troppo, che colori i quali già lavorano dovrebbero ottenere d’ufficio il permesso di soggiorno. Loro già lavorano, i fatti dimostrano che non sono in soprannumero.
E allora perché non regolarizzarli? Perché continuare a tenerli da parte? Non essendo in regola, l’immigrato non si sentirà mai a casa sua. E allora come si può amalgamare a noi?
Faccio una domanda alla quale spero che qualche immigrato vitulatino possa rispondere. Come si sentiva quando era un immigrato, probabilmente poverissimo, a migliaia e migliaia di chilometri di distanza dal tanto amato Cavaiuolo?Lei si sentiva come una “forza lavoro” o era semplicemente una persona in cerca di una vita migliore?
Perciò non è il caso di parlare di persone, piuttosto che di “quote”? Non è il caso di parlare di sentimenti, piuttosto che di forza lavoro?
GIANNI CRISCIONE PER ONDA SANA

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