venerdì 17 aprile 2009

GOMORRA Parte quinta: Il ciclo dei rifiuti e le malattie annesse.

L’ultimo capitolo del libro, probabilmente anche il più sconvolgente, è dedicato ad un settore egemonizzato dalla camorra, quello della spazzatura, dell’immondizia, ordinaria e speciale.
I clan campani si sono specializzati in questo settore quando hanno capito che il traffico illecito dei rifiuti era un bacino di denaro immenso. Le zone più colpite dalle discariche abusive sono le regioni del Sud, tra le quali spicca la Campania ed in particolare la provincia di Caserta e la zona di Giugliano, Villaricca e Qualiano in provincia di Napoli, anche detta terra dei fuochi, perché per evitare che le discariche a cielo aperto si riempiano, i camorristi fanno bruciare montagne di spazzatura dai bambini rom per pochi euro.
Il ciclo dei rifiuti sembrerebbe piuttosto semplice. La spazzatura viene comprata a Nord, nel Veneto, nella Lombardia ecc. e portata nelle terre campane, ma non solo. Per gestire tutti i passaggi è necessaria la figura dello stakeholder sempre in connessione con altre figure altrettanto necessarie. In questo vero e proprio circuito vi sono innanzitutto gli imprenditori, i proprietari di aziende che hanno necessità di smaltire i rifiuti speciali che producono. Vi sono poi i chimici, coloro i quali mischiano questi rifiuti tossici con rifiuti normali così da poterli gestire con modalità meno costose ma non propriamente adatte. Una volta che l’immondizia speciale è stata catalogata come immondizia comune viene trasportata al Sud. L’ultimo passaggio è quello degli smaltitori, coloro i quali sono gestori di discariche abusive e non, ma anche semplici proprietari terrieri o di cave che mettono a disposizione le loro proprietà per lo sversamento dei rifiuti. Questo è il ciclo e a tenerlo unito ci pensano, appunto, gli stakeholder. Sono loro che vanno dagli imprenditori mettendo le proprie capacità a disposizione degli imprenditori, dando loro il proprio listino prezzi per lo smaltimento. Normalmente i costi di smaltimento dei rifiuti tossici sono piuttosto almi ma il fatto che gli stakeholder riescono poi a farli passare per rifiuti ordinari e successivamente a trovare luoghi in cui smaltirli porta ad un abbassamento vertiginoso del costo, cosa che porta l’imprenditore ad affidare a loro le scorie delle aziende, senza preoccuparsi più di tanto delle modalità e dell’esito di tale smaltimento.
Saviano mette anche in risalto il fatto che gli stakeholder servono anche a far sì che le aziende, abbassando i costi di smaltimento, riescano a stare sul mercato e addirittura ad espandersi, con la conseguenza di non avere licenziamenti nelle industrie ed anzi di avere sempre nuove assunzioni. Insomma sarebbero una parte importante dello sviluppo economico italiano ed europeo.
Per lo smaltimento dei rifiuti non ci sono solo le discariche, ma anche gli inceneritori, che se da un lato bloccherebbero la compravendita dei terreni destinati ad essere discariche, cosa che dà vita a speculazioni di ogni tipo, dall’altra potrebbe rivelarsi una nuova risorsa inaspettata per i clan , per le infiltrazioni nella sua gestione: in pratica ciò che prima veniva ammucchiato nelle discariche potrebbe poi essere bruciato negli inceneritori.
Naturalmente tutto questo non è indolore per un territorio che è stato completamente devastato. A farne le spese sono sopratutto le persone che abitano questi luoghi:«l’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato che la mortalità per cancro in Campania, nelle città di grandi smaltimenti di rifiuti tossici, è aumentato negli ultimi anni del 21 per cento». I dati delle inchieste avviate dalla Procura della Repubblica di Napoli e quella di S. Maria Capua Vetere sui ricavi ci indicano che i proventi che i clan hanno intascato con questi traffici, dalla fine degli anni ’90 ad oggi, sono di oltre cinquecento milioni di euro.
GIANNI CRISCIONE per ONDA SANA

Nessun commento:

Posta un commento